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Milano 2 dicembre 2019

Lunedì 2 dicembre 2019 si è svolta a Milano (Palazzo Visconti), la festa in onore del 48° anniversario della fondazione degli Emirati Arabi Uniti, organizzata dal Console Generale, S.E. Abdalla Alshamsi.

Anche noi eravamo presenti assieme al nostro Corano in arabo (Alessandro e Paganino Paganini – Venezia 1537/38). In quanto ospite d’onore, il direttore della biblioteca, fra Rino, ha potuto tenere un breve discorso, subito dopo l’intervento del Console Generale.

Qui di seguito il testo del suo intervento:

«San Francesco, il fondatore dell’ordine francescano, esortava i suoi frati a tenere discorsi semplici e brevi. E io, da buon discepolo di San Francesco, cercherò di attenermi al suo insegnamento.

Innanzitutto vorrei ringraziare di vero cuore S.E. il Console Generale Abdalla Alshamsi per aver pensato quest’estate di venire a conoscere il luogo dove vivo e lavoro: il convento di San Francesco della Vigna a Venezia; un convento la cui fondazione risale al 1253; un convento dotato non solo di una bella chiesa e di vari chiostri, ma anche di una discreta biblioteca e di un Istituto di specializzazione in teologia: l’Istituto di Studi Ecumenici “San Bernardino”.

Lo ringrazio anche per essere ritornato una seconda volta a Venezia per invitarmi personalmente a questo evento nel quale si festeggia il 48° anniversario della Fondazione degli Emirati Arabi riuniti. Entrambi gli incontri sono stati molto cordiali e da essi è nata l’idea di esporre in questa occasione un libro particolarmente prezioso conservato nella nostra biblioteca: si tratta dell’unica copia sopravvissuta della prima stampa del Corano in caratteri mobili, realizzata a Venezia nel 1537/38 dai tipografi Paganino.

Non è il caso che mi addentri negli aspetti particolari di questo interessantissimo volume descritto nella scheda bibliografica che affianca il volume in esposizione. Quello che mi preme però sottolineare è il fatto che questo volume per noi ha un valore storico, culturale, affettivo, simbolico enorme. La nostra biblioteca, infatti, è una struttura a servizio di un Istituto ecumenico. Una realtà dunque che cerca di formare persone in grado di mettersi in dialogo con fedeli di altre confessioni cristiane e con fedeli di altre religioni. Il nostro Istituto, attraverso le sue attività, cerca di formare persone in grado di apprezzare la diversità dell’altro, di scoprire la bellezza che c’è nell’altro: in un’altra confessione cristiana, in un’altra religione, in un’altra cultura; persone che affrontano la diversità non come ostacolo, come qualcosa da eliminare, bensì come arricchimento reciproco.

In questa prospettiva, allora, il Corano che noi conserviamo, non è unicamente espressione di una religione diversa, magari una religione da contrastare, come avveniva spesso nel passato, ma è soprattutto simbolo di un mondo religioso e culturale da conoscere, da rispettare, da apprezzare per i valori che trasmette, per la fede che suscita ed alimenta in molti popoli e nazioni. Il Corano che noi conserviamo è frutto dell’interazione di conoscenze e capacità tecniche di presone provenienti dal mondo occidentale ed orientale. In questa prospettiva, allora, il nostro volume diventa segno di come culture e religioni diverse possono lavorare insieme ed arricchirsi vicendevolmente, nel rispetto reciproco, nella accoglienza della propria e altrui diversità.

Questo noi cerchiamo di insegnarlo nelle nostre lezioni di teologia. Questo spirito cerchiamo di diffonderlo anche attraverso la raccolta libraria specialistica che caratterizza la nostra biblioteca. Ma queste sono anche le ragioni per cui S.E. il Console Generale Abdalla Alshamsi, ha auspicato e voluto la presenza del nostro Corano questa sera in occasione della festa nazionale degli Emirati Arabi Uniti. E di questo lo ringrazio di vero cuore, come pure lo ringrazio per aver pensato di dotare la nostra biblioteca di una teca per conservare ed esporre in modo adeguato questo prezioso manufatto dell’editoria veneziana.

In conclusione vorrei esprime un auspicio, un augurio a tutti noi qui presenti e lo faccio riprendendo un paio di frasi del documento sulla Fratellanza umana sottoscritto quest’anno ad Abu Dhabi da papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahamad al-Tayyib. Nel documento i due leader religiosi affermano: “Noi – credenti in Dio –, partendo dalla nostra responsabilità religiosa e morale, e attraverso questo Documento, chiediamo a noi stessi e ai Leader del mondo, agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, di impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace; di intervenire, quanto prima possibile, per fermare lo spargimento di sangue innocente, e di porre fine alle guerre, ai conflitti, al degrado ambientale e al declino culturale e morale che il mondo attualmente vive.

Ci rivolgiamo agli intellettuali, ai filosofi, agli uomini di religione, agli artisti, agli operatori dei media e agli uomini di cultura in ogni parte del mondo, affinché riscoprano i valori della pace, della giustizia, del bene, della bellezza, della fratellanza umana e della convivenza comune, per confermare l’importanza di tali valori come àncora di salvezza per tutti e cercare di diffonderli ovunque”.

 

Mi auguro che tutti noi possiamo essere sempre persone che con il proprio lavoro, con le proprie azioni e parole, sanno essere strumenti di tolleranza, di pace, di fratellanza; persone che contribuiscono a creare un mondo in cui la diversità non viene appiattita o eliminata, ma accolta e valorizzata come arricchimento reciproco ed espressione della multiforme bellezza del creato».